LUGLIO / NOVEMBRE
Fermignano, Lunano, Peglio, Piobbico, Sant'Angelo in Vado, Sassocorvaro, Urbania
Il Festival di Microarchitettura nasce con l’obiettivo di riportare l’architettura al centro dei dibattiti locali, riprendendone i fondamenti sensibili e umanistici e utilizzandola per far conoscere, valorizzare e contribuire allo sviluppo del territorio.
La microarchitettura è un’opera effimera che non nasce con una funzione predefinita, il programma è essa stessa.
Si tratta di opere di circa 10 metri quadri, progettate da architetti internazionali che propongono una nuova visione dei territori e del loro patrimonio naturale e culturale.
Festival di Microarchitettura was created with the aim of bringing architecture back to the center of local debates, reclaiming its sensitive and humanistic foundations and using it as a tool to raise awareness of the area, enhance its value, and contribute to its development.
Microarchitecture is an ephemeral work that is not born with a predefined function—the program is the architecture itself.
These are installations of approximately 10 square meters, designed by international architects who propose a new vision of the territory and its natural and cultural heritage.
FERMIGNANO
progetto di MSBAE – Martini Sacco Bertolotto Architecture Engineering
Special Partner: ANCE Pesaro Urbino
ph: Matteo Martini
Sul Belvedere di Fermignano aCcanto al Metauro, due pareti lignee inclinate l’una verso l’altra formano un corridoio stretto — il rivestimento in assi lunghe evoca lo scafo di una nave arenata tra pietra e acqua. Il pavimento, un letto di sassi, restituisce al suolo la materia stessa del fiume; sopra vi corre una passerella per una persona sola, attraversamento lento e individuale.
Il progetto dichiara i suoi riferimenti: il fiume di Eraclito in cui non ci si immerge due volte, quello di Hesse in cui Siddharta trova, in silenzio, la propria illuminazione. Una feritoia orizzontale incornicia l’acqua come visione meditativa, mentre bande di tela mosse dal vento imitano i flutti. Più che un ponte, un rito minimo di passaggio.
On the Belvedere of Fermignano, beside the Metauro, two wooden walls tilt toward each other to form a narrow corridor — its long-plank cladding recalling the hull of a ship run aground between stone and water. The floor, a bed of river stones, returns to the ground the very matter of the river; above it runs a walkway wide enough for one person, a slow, individual crossing.
The project states its references openly: Heraclitus’s river, which no one steps into twice, and Hesse’s, in which Siddhartha finds silent illumination. A horizontal slit frames the water as a meditative view, while cloth bands stirred by the wind imitate its waves. More a rite of passage than a bridge.
Team di costruzione/building team: Matteo Martini, Matteo Sacco, Eleonora Bertolotto, Giacomo Fruzzetti, Lorenc Deliu, Engel Immordino, Claudia Di Lauro, Emilia Vallerga.
Con il supporto tecnico di Gruppo Pirotto.
LUNANO
progetto di Collettivo MAGMA - Charles Morant et Joris Mayoud
Special Partner: San Girolamo
ph: Charles Morant
Nel paesaggio rurale del Parco Sasso Simone e Simoncello affiorano ancora le tracce di un passato medievale: torri difensive, conventi, muri a secco — architetture sospese tra permanenza e rovina. È a questo repertorio che l’installazione guarda, senza imitarlo. La struttura di legno, alta sei metri, richiama l’impalcatura di cantiere con cui un tempo si costruivano le torri in pietra: il ponteggio provvisorio elevato a forma compiuta. Il rivestimento però capovolge il codice murario — scandole distanziate, legate solo in sommità, sostituiscono la compattezza della pietra con una trama che vibra al vento, lasciando passare luce, suono, ombra.
In the rural landscape of the Sasso Simone e Simoncello Park, traces of a medieval past still surface: defensive towers, convents, dry-stone walls — architectures suspended between permanence and ruin. It is this repertoire the installation looks to, without imitating it. The six-metre wooden structure recalls the construction scaffolding once used to build stone towers: temporary formwork raised to the status of finished form. Yet its cladding overturns the masonry code — spaced shingles, tied only at the top, replace the compactness of stone with a weave that vibrates in the wind, letting light, sound, and shadow pass through.
Team di costruzione/building team: Joris Mayoud,Charles Morant, Juliette Lefrançois, Aliénor Drapier, César Delebarre-Debay, Luc Lefrançois, Thierry Mayoud.
PEGLIO
progetto di STUDIO CAMBIO – Esin Aydemir e Olly Needham
Special Partner: SCA Società Costruzioni Appalti
ph: Olly Needham
Alla base del progetto c’è un’immagine: la fotografia che Alfred Eisenstaedt scattò nel 1939 a una segheria di Seattle, una montagna di legname impilato davanti a una figura solitaria. Da quella tensione tra risorsa e sfruttamento nasce, sul crinale sopra Peglio, una struttura che imita — in scala abitabile — una catasta di legname in essiccazione.
Il riferimento non è solo visivo ma teorico: richiama la definizione di paesaggio culturale di Carl Sauer, dove la natura diventa forma attraverso il lavoro umano. Qui il visitatore entra fisicamente in un passaggio del ciclo del materiale di solito nascosto — tra bosco e cantiere — annusandone la resina, misurandone la grana, salendo fino a un affaccio sul paesaggio agricolo e forestale del Montefeltro. Non un monumento al legno, ma una sosta dentro il suo divenire.
At the root of the project lies an image: Alfred Eisenstaedt’s 1939 photograph of a Seattle lumberyard, a mountain of stacked timber facing a lone figure. From that tension between resource and exploitation rises, on the ridge above Peglio, a structure that mimics — at habitable scale — a stack of drying lumber.
The reference is not only visual but theoretical: it recalls Carl Sauer’s definition of the cultural landscape, where nature becomes form through human labour. Here the visitor physically enters a stage of the material cycle usually hidden — between forest and construction site — smelling the resin, reading the grain, climbing toward a view over the farmed and forested Montefeltro landscape. Not a monument to timber, but a pause within its becoming.
Team di costruzione/building team: Esin Aydemir, Olly Needham e Bruno Ganem Coutinho
PIOBBICO
progetto di Mikkel Mensching, Samuel Sampson e Aurelia Speiger
Special partner: Crainox
ph: Samuel Sampson
Lungo i 224 metri che dal Santuario di Santa Maria in Val d’Abisso scendono verso il Molinaccio, l’installazione traduce in spazio la struttura musicale di un canto processionale, Laudate Maria: otto stanze, ognuna di quattro versi, diventano otto tratti di ventotto metri, scanditi da trentadue portali distanziati di sette metri — la lunghezza di un verso cantato.
Un filo blu, colore del manto mariano, ripercorre esattamente il tracciato dei pellegrini che un tempo vi portavano la statua della Madonna: non delimita il cammino, lo ricalca. Rotazioni e restringimenti dei portali comprimono la percezione, frammentando e ricomponendo la vista del santuario e del mulino in rovina. Al termine, nessun oggetto: solo l’acqua, il suono della sorgente, il proprio riflesso — una nota sospesa, non un culmine.
Along the 224 metres descending from the Sanctuary of Santa Maria in Val d’Abisso toward the Molinaccio, the installation translates into space the musical structure of a processional song, Laudate Maria: eight stanzas, each of four lines, become eight 28-metre stretches, marked by thirty-two gates spaced seven metres apart — the length of a sung verse.
A blue thread, the colour of the Madonna’s mantle, retraces exactly the route once walked by pilgrims carrying her statue: it does not bound the path, it re-inscribes it. Rotating, narrowing gates compress perception, fragmenting and recomposing the view of the sanctuary behind and the ruined mill ahead. At the end, no object: only water, the sound of the spring, one’s own reflection — a sustained note, not a climax.
Team di costruzione/construction team: Mikkel Mensching, Samuel Sampson, Aurelia Speiger, Clemens Langeder, Marie Paschinger, Felix Schimmel, Florian Kogard, Florian Kogard
Con il sostegno di/with the support of: «BMLUK Stiftungsprofessur Holzbau und Entwerfen im urbanen Raumlla» - Cattedra di «Costruzioni e progettazione in legno negli spazi urbani» dell’Università Tecnica di Vienna.
SANT'ANGELO IN VADO
progetto di Franco Enrico Serra e Isabel Zink
Special Partner: Wooden Houses
ph: Franco Serra
Tra le mura della città e il fiume si apre una soglia ambigua, una no man’s land che l’installazione non risolve ma abita. Una piattaforma di legno si posa nell’angolo dove il bastione e l’acqua si avvicinano di più, e la loro tensione si fa più netta.
La griglia strutturale, anziché imporsi, si piega assecondando la massa muraria; il disegno della pavimentazione richiama i mosaici di Sant’Angelo, mentre la composizione — sospesa tra rovina e paesaggio fluviale — evoca la sacra conversazione di Bellini. Una superficie che si presta a usi minimi, quotidiani: sostare, leggere, ascoltare.
Più che un oggetto, la piattaforma è un’ipotesi di soglia: una zattera immobile, un velo sull’acqua, una ninfea sul punto di aprirsi.
Between the city walls and the river lies an ambiguous threshold, a no man’s land the installation does not resolve but inhabits. A wooden platform settles into the corner where bastion and water draw closest, sharpening their tension.
The structural grid, rather than imposing itself, bends to follow the mass of the walls; the flooring pattern echoes the mosaics of Sant’Angelo, while the whole composition — suspended between ruin and riverscape — recalls Bellini’s sacred conversation. A surface suited to minimal, everyday uses: to rest, to read, to listen.
More than an object, the platform is a hypothesis of threshold: a motionless raft, a veil upon the water, a water lily about to open.
Team di costruzione/construction team: Franco Enrico Serra, Isabel Zink, Carlo Federico Serra, Africo Nino Serra
URBANIA
progetto di DIALOGO ARCHITECTS-DESIGNERS - Giovanni Carraretto, Franscesco Carraretto, Franscesca di Bussolo e Deniz Erkilinc
Special partner: ella Hope
ph: Giovanni Carraretto
A Urbania, un pontile ligneo si stacca gradualmente dalla riva erbosa verso il Metauro, senza mai toccarne l’acqua: resta ancorato a un masso nel letto del fiume tramite una fune di cinquanta metri, sospensione fisica e insieme metafora — le tante braccia di una comunità che si tende verso il proprio fiume senza afferrarlo del tutto.
La struttura abbandona il volume pieno per un traliccio di listelli che smaterializza l’opera, lasciando che luce, vento e suoni la attraversino. Il progetto si racconta anche per frammenti umani: l’alba con l’odore di pane di Lorenzo, il tramonto in cui Teresa rimanda il buio. Un belvedere minimo, più vicino a un gesto quotidiano che a un monumento.
In Urbania, a wooden pier gradually detaches from the grassy bank toward the Metauro, never quite touching the water: it stays anchored to a boulder on the riverbed by a fifty-metre rope — a physical suspension and, at once, a metaphor for the many arms of a community reaching toward its river without fully grasping it.
The structure forgoes solid volume for a lattice of slats that dematerialises the work, letting light, wind, and sound pass through. The project also unfolds through human fragments: dawn with the scent of Lorenzo’s bread, dusk as Teresa holds off the dark. A minimal belvedere, closer to a daily gesture than a monument.
Team di costruzione/building team: Giovanni Carraretto, Franscesco Carraretto e Franscesca di Bussolo
1 – Fermignano,
Lungo il Metauro
2 – Lunano,
What the stones whisper
3 – Peglio,
The space where the light gets in
4 – Piobbico,
Procession as a measure
5 – Sant'Angelo in Vado,
Ninfea
6 – Urbania,
A mano a mano
SASSOCORVARO,
ROCCA UBALDINESCA
A cura di / Curated by
Fe.M – Festival di Microarchitettura
20/08–20/09
Technical partner:
Soltech
SGA Grafica